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Calendario 2011

Scritto da  Giovanni Indraccolo
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Gerusalemme
capitale spirituale del Mediterraneo

Gerusalemme “Città della pace”, “Ombelico del mondo”, “Città di Dio in terra”. Sono solo tre espressioni, probabilmente le più note, che indicano l’importanza e la centralità della Città tre volte santa nel mondo delle religioni, delle culture e delle relazioni fra i popoli. Gerusalemme, è noto, è una città più unica che rara, la cui identità storica e culturale la contraddistingue e la separa da tutte le altre del mondo. Per questo è chiamata anche la Città santa, che etimologicamente significa altra, distinta, celeste. Essa, infatti, è il luogo privilegiato dove il Dio di Abramo, Uno e Unico, si è ripetutamente rivelato all’uomo. Egli, l’Eterno, ha scelto tra tutte Gerusalemme, che per un misterioso disegno divino è posta a pochi chilometri dalla più profonda depressione geografica del pianeta, dove l’Altissimo non si è sdegnato di scendere dai cieli per incontrare e salvare l’uomo, prigioniero del peccato e della morte, frutti acerbi della sua stessa libertà.

A Gerusalemme Dio ha voluto e vuole continuare a dimorare in modo particolare. È tra le sue strade, nell’impasto delle sue mura, tra le fronde dei suoi alberi, nelle zolle del suo terreno, tra i flutti delle sue acque, nelle spire dei suoi venti, alle fondamenta dei suoi luoghi di culto e financo nel dna dei suoi abitanti, che Dio vi abita più che altrove. Numerose, tante, forse troppe, sono le tracce antiche e recenti della presenza di Dio a Gerusalemme.

È nella “Città della pace” - questo vuol dire Yeruashalàim in ebraico - che il Dio degli ebrei ha voluto prendere dimora nel Tempio ideato da Salomone e costruito da suo figlio Davide nel X secolo a.C., mettendo fine al nomadismo israelitico. Ancora oggi, dopo tremila anni, un suo resto è pervicacemente conficcato nel sacro suolo di Gerusalemme. Vestigia monumentale di una sola ala dell’antico recinto del Tempio, il Muro occidentale, chiamato malinconicamente dai giudei “Muro del pianto”. L’unica traccia sopravvissuta dell’antico Santuario gerosolimitano, in cui il Dio degli ebrei assicurava la sua presenza in terra, notte e giorno; e dove i loro correligionari da oltre 2000 anni vi versano fiumi di lacrime soprattutto nel 9 di Av, giorno del calendario ebraico in cui si fa memoria della sua seconda distruzione avvenuta nel 70 d.C. ad opera dei romani di Tito.

Gerusalemme, poi, è la città dove il Dio trinitario dei cristiani incarnatosi nella persona di Gesù di Nazaret ha versato il suo sangue, puro e innocente. Il falegname galileo crocifisso sul Golgota e sepolto in una grotta adiacente il Calvario, è poi risorto dai morti, sconfiggendo una volta per tutte il grande Nemico della vita. I due luoghi, inglobati nella Basilica del Santo Sepolcro, costruita nel IV secolo da Elena la madre dell’Imperatore Costantino, sono ancora oggi meta di milioni di pellegrini, che da ogni parte del mondo si recano a pregare sulle due sacre pietre di Gerusalemme: quella in cui è stata conficcata la croce di Gesù e quella su cui il Figlio di Dio è risorto.

Gerusalemme, infine, è chiamata “La Santa”, in arabo Al Quds, non solo per i musulmani di Gerusalemme ma di tutto il mondo. È questa la città dove Maometto, il profeta dell’Islam, giunto al termine del miracoloso viaggio (isrà’) ascese al cielo rimanendo vivo (mi’raj). Il “viaggio notturno”, riportato nella sura XVII del Corano, è avvenuto nel corso di una sola notte, dal Tempio Santo al Tempio Ultimo, identificati dalla tradizione con la Ka’ba (La Mecca) e la Spianata del Tempio (Gerusalemme). La città della Moschea di Omar, il cui skyline della cupola d’oro rende Gerusalemme nota in tutto il mondo, è la terza città santa per l’Islam dopo Medina e La Mecca, e il primitivo luogo liturgico ove orientare le cinque preghiere che ogni musulmano è tenuto a recitare tutti i giorni dell’anno.

Gerusalemme, dunque, la città capitale delle tre religioni monoteiste. Il luogo dove le culture e le civiltà mediterranee sono ancora oggi innestate e intrecciate tra loro a formare un’identità una e eteroclita nelle società dei tre continenti: l’Asia, l’Africa e l’Europa. Ed è per questo che Gerusalemme ha diritto ad essere la capitale spirituale del Mediterraneo, il mare che si interpone, che media, tra le Terre allora conosciute o Ecumene. Meglio sarebbe chiamarlo “Sesto continente”, o “Continente liquido”, come ha definito il Mare Mediterraneo il prof. Franco Cardini, luogo reale e metaforico, nel passato come oggi, da intendersi non come ostacolo ma come ponte, cerniera e porta tra le genti d’oriente e d’occidente. Gerusalemme, dunque, centro di irradiazione universale del culto, della cultura e del diritto: in una sola parola, motore propulsivo di civiltà.

È da queste semplici e povere constatazioni che l’ENEC, Associazione internazionale per i Rapporti col Vicino Oriente (Europe-Near East Centre), più di vent’anni fa, costituendosi, ha voluto accendere i riflettori su Gerusalemme e il Medio Oriente.

Gerusalemme città contesa, martoriata, conquistata, liberata, difesa, santificata, benedetta, pregata, invocata, sognata, amata e agognata. Luogo del dolore e delle divisioni, ma che ci piace credere diventi sempre più il Luogo della pace, appunto Yerushalàim.

A lei, all’antica e sempre nuova Gerusalemme, abbiamo voluto dedicare quest’anno il Calendario comparato ENEC delle tre religioni monoteiste, giunto ormai alla XVI edizione grazie alla sensibilità della Fiera del Levante e dell’Editore, cui vanno i nostri più sentiti ringraziamenti unitamente agli autori, al grafico e alla casa tipografica. Nella speranza che il 5771-72 per gli ebrei, il 2011 per i cristiani e il 1432-33 per i musulmani sia l’anno della riconciliazione tra i popoli, della concordia tra le religioni e della pace nel mondo, a partire da Gerusalemme.

Michele Loconsole
Presidente ENEC

Ancora una volta, per il quindicesimo anno, la Fiera del Levante non può mancare all’appuntamento con Enec e con il calendario comparato.

Quello del 2011 è dedicato a Gerusalemme e al suo ruolo strategico nel processo di pace in Medio Oriente.

Un tema, dunque, di estrema attualità e di profonda importanza. Ad iniziare dall’aspetto religioso. Stiamo parlando, infatti, di una capitale nella quale sono presenti da tempo i fedeli di tre religioni – giudaismo, cristianesimo e islamismo – che rivendicano i loro diritti.

La Città santa avrebbe dovuto ospitare e riunire tutti i credenti in Dio e, invece, nel corso dei secoli e ancora oggi, è spesso al centro di conflitti aspri e sanguinosi. E così le cronache quotidiane dei mass media ci restituiscono una terra nella quale germogliano segni di speranza ma sembrano prevalere paure, esitazioni, oppressioni e instabilità.

Ma la violenza, il disprezzo della persona umana e dell’immagine di Dio nell’uomo possono soccombere – non è mera utopia – e si può costruire una pace concreta e duratura. Del resto ci lavorano da tempo e non senza difficoltà capi di governo, responsabili politici e operatori umanitari con l’obiettivo di ristabilire tra le varie comunità rapporti all’insegna della cordialità e del rispetto reciproco. È necessario, però, che ogni palestinese e ogni israeliano vedano nell’altro non più un nemico da odiare e da combattere, ma un fratello e un amico con cui creare le nuove società palestinese e israeliana. Di sicuro una soluzione imposta con la forza non porterà ad alcun risultato positivo mentre il dialogo tra le parti coinvolte resta l’unica via percorribile.

Anche la Fiera del Levante, favorita dalla sua posizione geografica e dal ruolo primario di interlocutore di riferimento nei processi di internazionalizzazione, è impegnata da tempo su questa strada e punta a favorire i contatti e gli scambi di conoscenze tra territori, popoli, genti solo apparentemente lontane ma che in realtà hanno molto da condividere. La diversità, infatti, è innanzitutto ricchezza e da questo valore imprescindibile bisogna ripartire con slancio per dar vita – tutti insieme – a un mondo migliore e finalmente pacificato.

Cosimo Lacirignola
Presidente della Fiera del Levante

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